“Cu è riccu d’amici è scarsu di guai”. Ma chi è ricco di amici, è anche ricco di libri. Specie se, come me, si ha la fortuna di avere amici che leggono, commentano e consigliano libri. Allora si verifica spesso che un amico ti consigli o ti regali un libro, o ancora che ti racconti di un episodio letto, facendoti scattare la curiosità e la voglia di leggere il libro dell’episodio. A volte chiacchierando si finisce per tirare fuori delle storie curiose, che addirittura riguardano il tuo stesso paese e delle quali non hai mai sentito parlare.
In questi giorni chiacchierando con il mio amico Carmelo Sciarrabone, neo papà al quale vanno i miei auguri, lui da Piove di Sacco e io da Casteltermini, mi ha consigliato un libro “Terra di rapina”  di Giuliana Saladino, non ha voluto spiegarmi perché mi ha detto: <<Leggilo e troverai una sorpresa>>. E io l’ho letto e credo di avere trovato quella sorpresa della quale parlava Carmelo…
 in “Terra di rapina”  di Giuliana Saladino. Libro che uscì nel 1977 per Einaudi e che è stato ripubblicato nel 2001 da Sellerio. Un quadro della Sicilia dal dopoguerra agli anni sessanta, dalle lotte per la terra al miracolo economico, che in Sicilia vuol dire emigrazione e perdita di civiltà. Una sorta di ciclo dei vinti al quale si alternano i soliti furbi, quelli eternamente in mezzo, quelli che Tomasi di Lampedusa… “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.
In una delle testimonianze raccolte dalla compianta giornalista si parla di una truffa realizzata a Casteltermini…


Leggiamo nel libro:

«Erano anni difficili. Per sopravvivere dovevo aguzzare l’ingegno, e questo per fortuna non mi mancava. Sono un umanista e un idealista, per questo avevo partecipato con passione alle lotte per la terra, ma si era risolto con un nulla di fatto. Venne a trovarmi un amico, deve essere stato nel novembre del 1954, e mi disse: “Tu che hai tante belle idee, pensa qualcosa, perché così non si campa”.
«Sapevo che esistevano i piani Erp[1] per la ricostruzione, e che a Casteltermini, in provincia di Agrigento, erano previsti alcuni lavori. Bene, ci preparammo con cura. Riempimmo alcune cartelle di numeri e di elenchi, raccogliemmo carte topografiche e stradali da tenere sottobraccio, confezionammo alcune grosse casse riempiendole di mattoni e pezzi di legno, scrivemmo “fragile” su ogni lato, le caricammo sul treno e scendemmo a Casteltermini.
I due truffatori si mettono all’opera aspettando che qualcuno ci caschi…
«Io ero l’ingegnere, il mio amico faceva il ragioniere. Appena arrivati alla stazione annunciamo: “ siamo qui per i lavori di ricostruzione” e subito qualcuno fa: “quelli di via Macello?”. Appunto, via Macello, preziosa informazione, e facciamo trasportare queste casse, da curiosi, passanti, sfaccendati, tra mille precauzioni. “Adagio, adagio! Attenti alle apparecchiature scientifiche!” fino a via Macello. Lì cominciamo a prendere misure a terra e sulle case. A distanza ci gridavamo parole a casaccio: “Quota 77 strisciare a destra!” mi gridava il ragioniere, e io “No, più alto, deve essere livello 88!”. In pochi minuti una folla ci stava intorno, ingrossava a vista d’occhio, assisteva alle misurazioni e ci scambiava per tecnici di chi sa che cosa. Viene il sindaco, viene il maresciallo dei carabinieri, viene un avvocato, grosso proprietario della zona.
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Il sindaco, il maresciallo e un avvocato… sembriamo catapultati in un film di De Sica.

Il sindaco contento: “Bene, finalmente cominciano i lavori”. Tra la gente c’era chi si accostava a noi per chiedere lavoro, chi, in apprensione per la sua casa, ci chiedeva di salvarla dalla demolizione. A chiunque mi si avvicinava rispondevo burbero “Non voglio sapere niente, se avete qualcosa da dire parlate col ragioniere”. Andavano dal ragioniere e quello: “Calmi, zitti, non fate sapere niente all’ingegnere, quello quando si incazza è terribile, aggiusto io tutto”. Se li portava al bar e prendeva soldi, per salvargli la casa, per dargli un contributo, per fargli passare la strada davanti.
«L’avvocato ci ospitò a casa sua e ci offrì un ben di Dio. Ogni tanto si chinava e mi sussurrava “ingegnere per carità, la mia casa!”. In disparte il ragioniere gli promise di salvare l’edificio, una piccola variante, e l’avvocato gli mise in mano dei soldi. “Ingegnere, mi raccomando. E mi raccomando, senza assumere comunisti, state attenti”. “Avvocato, assumeremo solo chi dice lei”.
Poveri Comunisti! così bistrattati da essere esclusi finanche dalle truffe…
«Il collocatore comunale ci stette pure lui tutto il giorno attorno, preparava i nomi degli edili da assumere, tutti democristiani, pure il maresciallo diceva la sua.
«Diressero entrambi il trasporto delle casse, furono depositate con mille precauzioni in municipio, poi, dicevamo, le avremmo aperte noi stessi. “Torniamo lunedì”, dicemmo la sera, apprestandoci a prendere il treno. “Lunedì cominciano i lavori”.
Pure la salsiccia… tre chili per l’ingegnere!
«Poco prima di partire vediamo una bella salsiccia esposta in macelleria, avremmo voluto comprarne un mezzo chilo. “Tre chili per l’ingegnere” ordina il collocatore comunale e ce la regala. La facemmo cucinare a Palermo al ristorante Tre stelle.


Tutti contenti! Il sindaco, l’Avvocato che aveva evitato che i Comunisti lavorassero, il collocatore, ma…

«Della faccenda ne parlarono i giornali. “Abile truffa a Casteltermini”, quando molti mesi dopo sindaco maresciallo e collocatore si decisero a schiodare le casse e verbalizzarono il contenuto. Noi non avevamo chiesto nulla, né soldi né salsiccia, peggio per loro….
Nel  libro di  Giuliana Saladino si fa riferimento al quartiere “Macello”, da questo punto di vista non ho trovato collegamenti, non ci sono “case popolari” in quella zona, né tanto meno costruite nel periodo indicato. Ho chiesto in giro e tra le tante spiegazioni mi è stato detto che la storia si riferisce, forse, alla case popolari  che insistono su via De Gasperi.
Anzi mi è stato detto di più, ma senza nessuna prova, che potrebbero essere state spostate su pressione di un importante politico locale, che in quella zona aveva degli interessi. Queste sono solo voci e ai fini della nostra storia sono assolutamente inutili.
Per un ulteriore scrupolo di ricerca mi sono affidato al solito “Uomini e Fatti di Casteltermini” di Francesco Lo Bue, per sapere chi era il sindaco in quel periodo e chi erano i politici, in particolare democristiani, più in vista. Se volete togliervi la curiosità aprite l’allegato qui sotto.


Ancora ho condotto una breve ricerca negli archivi de “La Sicilia”, in quel periodo non risulta nessuna truffa a Casteltermini. <<Della faccenda ne parlarono i giornali. “Abile truffa a Casteltermini”>>. Questa affermazione sembrerebbe essere smentita, almeno da uno dei due giornali più importanti di quel periodo. Ho provato a consultare l’archivio del “Di Sicilia” ma non ci sono riuscito.

Si potrebbe trattare di pura invenzione…

Quello che ho pubblicato deve allora essere considerato una traccia, un punto di partenza per un chiarimento demandato a chi ricorda o sa qualcosa dell’episodio.
Giuliana Saladino, “Terra di rapina”, Palermo, 2001. 
[1] European Recovery Program (Programma di ricostruzione europea)

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