Questi che sto trascorrendo sono giorni inusitati, incerti e terribili. Giorni nei quali sono in preda alle paure: quella di essere infettato, della morte, del degrado. Mi fa paura la caccia all’untore sui social, neanche nella Milano del 1630 si leggevano cose come quelle che si leggono adesso su Facebook. Mi fanno paura quelli che, per un malinteso senso dello politica, per beghe personali, per cattiveria in loro connaturata continuano il tiro al bersaglio, l’indovina chi, la caccia alle streghe. Sarebbe più logico provare a farsi scudo l’un l’altro contro il pericolo che stiamo correndo, con la consapevolezza di far parte tutti, indistintamente, di una “aspra sorte” e di potersi proteggere da essa solo con la collaborazione reciproca, senza spinte individualistiche, senza inutile astio.

Ho paura, soprattutto della mia stessa ignoranza, del non riuscire neanche lontanamente a capire cosa sta accadendo. Ho paura dei virologi improvvisati laureati su Facebook, di quelli che leggendo un titolo dell’Eco online di Carrapipi hanno capito tutto e pretendono di dare lezioni a fior di scienziati e, cosa ancor più pericolosa, di fatto dando lezione di ignoranza a decine di ben pensanti. Poche cose mi sono chiare, anzi pochissime: devo usare la mascherina, devo lavare e disinfettare le mani ogni volta che è necessario, devo mantenere la distanza, uscire solo in caso di necessità, evitare gli assembramenti, pazientare… mi sono chiare perché queste cose le afferma chi sa più di me, chi ha studi specifici ed è nel suo campo. Non sappiamo quando tutto questo finirà. Mi piange il cuore al pensiero dei morti e di chi ha paura di morire; soffro al pensiero di quello che stanno passando le attività commerciali, per tutto quello che posso compro in paese; mi angoscia non sentire il vocio dei ragazzini che giocano sotto casa mia.  Esco solo per necessità, sto a casa e leggo. 

Non avendo ricette miracolose per risolvere questa crisi, l’unica cosa che mi sento di fare è consigliarvi qualche lettura, secondo il mio personale opinabile e pertanto potenzialmente non condivisibile gusto. Ho sempre considerato la lettura un baluardo di libertà, l’unica possibilità di andare dove voglio e incontrare mondi e persone sconosciute. So che sto dicendo una banalità, ma posso girare per strade e incontrare persone, senza paura di contagi e senza mascherine, nei libri.

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.
(Calvino – Lezioni americane)

1) Il primo libro che vi consiglio è Il club delle lettere segrete di Ángeles Doñate, la traduzione è di Alice Pizzoli, pubblicato nel 2015 nella collana “I Narratori” di Feltrinelli. La cosa che mi ha spinto a comprare questo libro, prendendolo in estate in edicola da “Punto e Virgola”, senza conoscerne il contenuto, è stata la frase che campeggia nella quarta di copertina: “I baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti dai fantasmi lungo il tragitto”. Una frase evocativa, che ha fatto sì che lo scegliessi, anche se, devo dire la verità, io sono convinto che sono i libri che, occhieggiando, dagli scaffali scelgono noi! Il club delle lettere segrete per me rappresenta una lotta strenua alla scomparsa di valori fondamentali, salvare l’ufficio postale e il lavoro di una delle protagoniste non è l’unico scopo. Lo scopo principale in realtà è quello di mettere in salvo le parole che saranno scritte nelle lettere, perché altrimenti non sarebbero state scritte in nessun altro posto. Andiamo al dunque, è arrivato l’inverno a Porvenir, e ha portato con sé cattive notizie: per mancanza di lettere, l’ufficio postale sta per essere chiuso e il personale verrà trasferito altrove. Sms, mail e whatsapp hanno avuto la meglio persino in questo paesino arroccato tra le montagne. Sara, l’unica postina della zona, è nata e cresciuta a Porvenir e passa molto tempo con la sua vicina Rosa, un’arzilla ottantenne che farebbe qualsiasi cosa per non separarsi da lei e risparmiarle un dispiacere. Ma cosa può inventarsi Rosa per evitare che la vita di una delle persone che le stanno più a cuore venga stravolta? Forse potrebbe scrivere una lettera che rimanda da ben sessant’anni e invitare la persona che la riceverà a fare altrettanto, scrivendo a sua volta a qualcuno. Pian piano, quel piccolo gesto innescherà una catena epistolare che coinvolgerà una giovane poetessa decisa a fondare un book club nella biblioteca locale, una donna delle pulizie peruviana, una cuoca un po’ maldestra e tanti altri, rimettendo in moto il lavoro di Sara e creando non poco trambusto fra gli abitanti del piccolo borgo. Perché – come ben sanno tutti quelli che provano un brivido di gioia ogni volta che ricevono posta a sorpresa e che affondano il naso nella carta per sentirne il profumo – una lettera tira l’altra, come un bacio. E può cambiare il mondo.

2) Il secondo libro che vi consiglio è Nostra Signora della solitudine di Marcela Serrano ancora per la collana “I Narratori” di Feltrinelli, tradotto da Michela Finassi Parolo. Se il libro precedente mi ha scelto, questo è venuto addirittura a cercarmi a casa. Vi racconto come ci siamo conosciuti con questo libro: una  compagna di classe di mia figlia, per il suo compleanno, le ha regalato due libri, regalo graditissimo (anche dal papà!). Uno dei due è questo che vi consiglio. Non fatevi ingannare da titolo Nostra signora della solitudine è un giallo che sa coinvolgere e mantenere con il fiato sospeso fino alla fine. La narrazione ha ritmi sudamericani, non si può dire velocissima, specie quando entrano in gioco sentimenti e le inquietudini che animano le protagoniste. Un giallo sì ma anche un’occasione per riflettere sulla solidarietà. La quarta di copertina racconta… Nel caldo torrido dell’estate cilena, Carmen Lewis Ávila, scrittrice di grande successo, scompare. La polizia archivia il caso ma Rosa Alvallay, investigatrice privata, ottiene l’incarico di ritrovarla. Rosa non è una persona molto appariscente: è sui cinquanta, classe media, due figli e un divorzio alle spalle. Eppure, nonostante questa sua apparente mediocritas, capisce che il segreto di Carmen e l’enigma della sua scomparsa potrebbero celarsi nei suoi romanzi che riflettono le pulsioni di un’anima inquieta. L’indagine rivela molte cose della scrittrice: è istintiva, innocente, sempre a disagio nel mondo, tormentata dall’abbandono. La sua infanzia è stata segnata dall’irrequietezza dei suoi genitori, due hippy sempre in fuga sino all’approdo in India. Poi si innamora di una serie di uomini impossibili o sbagliati e cerca di esorcizzare la vita scrivendo polizieschi. Infine incontra Tomas Rojas, rettore universitario, uomo-certezza, uomo-rifugio. Ma l’insoddisfazione, l’inadeguatezza, la nostalgia della vera passione non si placano e la voglia di cambiamento e rigenerazione diventa insostenibile. Ed è a questo punto critico della vita che Carmen scompare senza lasciare traccia…

3) Il terzo libro che vi consiglio è un classico italiano, Il Barone rampante, di Italo

Calvino. Con questo ci siamo incontrati molti anni fa, per questo non ricordo più né come né dove, vi consiglio l’edizione Oscar Mondadori, economica ma affidabile. Il protagonista Cosimo Piovasco di Rondò è un indomabile ribelle che a dodici anni sale su un albero per non ridiscenderne mai più. Calvino ha sviluppato questa immagine fino portarla alle estreme conseguenze: il protagonista trascorre l’intera vita sugli alberi, mantenendo tra sé e i suoi simili una invalicabile distanza. Lui sta sull’albero gli altri stanno sotto, possono salire e raggiungerlo solo coloro che lui ritiene degni, per gli altri esiste solo una incolmabile distanza. Eppure la sua vita è tutt’altro che monotona, anzi è piena di avventure, non è uno stilita, incontra, ama, combatte e vince.  Si legge nello strepitoso incipit: Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse:- Ho detto che non voglio e non voglio!- e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.

Si può vivere una vita avventurosa stando a debita distanza, muoversi da un mondo ad un altro attraversando mari di pagine e di inchiostro. Arrabbiarsi, prendersela, rattristarsi non cambierà la natura delle cose, nemmeno un buon libro cambierà le cose, ma almeno servirà a distrarci e a ricordarci che un libro ci permette di andare ovunque. 

Buona lettura.

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