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Casteltermini, un paese a fari spenti

La ormai lunga — troppo lunga — diatriba tra l’ASD Don Bosco e l’attuale amministrazione fa emergere verità che poco hanno  a che fare con lo sport e molto con la condizione reale di Casteltermini.

All’inizio della stagione ci fu detto che i fari sarebbero stati sistemati entro ottobre. Poi è arrivato l’inverno, e il buio ha inghiottito il campo, la possibilità di allenarsi e gran parte delle speranze della Don Bosco di ambire a una categoria superiore.

La piccola squadra del nostro paese — fatta perlopiù di ragazzi e operai locali, gente che lavora e paga le tasse — per mesi non si è potuta allenare con tranquilla continuità.  Il buio è diventato la nuova normalità.

Casteltermini cambia, e cambia in peggio. Lentamente, senza rumore. Le saracinesche si abbassano una dopo l’altra, silenziose ma numerose. Le nuove attività aprono, ma durano quanto un temporale. Le voci si abbassano, la piazza si svuota. Chi può, se ne va. Ovunque, basta che sia lontano. Chi resta ha sempre meno: meno lavoro, meno servizi, meno futuro. L’unica cosa che cresce è la rassegnazione.

Il problema non sono solo dei fari spenti. È una luce più grande che si spegne. È un paese che smette di illuminarsi, che si riduce a dormitorio. Luci accese solo per cenare in fretta, poi a letto, poi di nuovo via. Un buio quotidiano, un girone infernale senza clamore.

La Don Bosco non chiede la luna. Solo un po’ di luce, tre giorni a settimana. Un posto dove correre, sbagliare, sentirsi vivi. Quando si tenta di spegnere anche la speranza, allora sì che si finisce davvero nel buio.

La nostra non è solo una lotta per i “fari”. È una battaglia di civiltà.

Perché un paese che non accende nemmeno un campo per i suoi ragazzi è un paese che si sta spegnendo davvero.

Perché, quando si smette di credere nella luce — anche la più piccola — si smette di credere nelle persone.

Il nostro paese si sta trasformando in un mortorio. Di giorno tutti fuori, ad ammirare le buche nelle strade, la sporcizia ovunque, le erbacce che divorano ogni spazio. Di sera, tutti chiusi in casa.

Noi, nel nostro piccolo, resistiamo. Perché credere che un campo possa tornare a illuminarsi è credere che qualcosa si possa ancora salvare. Che non tutto è perduto. Che anche qui, tra strade buie e finestre spente, possa esserci ancora spazio per la vita, per la Comunità, per un goal festeggiato abbracciandoci.

No, non è solo una battaglia per i fari.

È una battaglia per dire: ci siamo ancora. Non ci arrendiamo. Siamo il Don Bosco.

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