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Mala Amministrazione e Social

Una riflessione ispirata a Bertrand Russell e all’osservazione della società contemporanea

Un tempo la cattiva amministrazione si consumava nel silenzio di qualche ufficio o nelle conversazioni informali tra pochi. Oggi la scena è cambiata radicalmente: una semplice passeggiata con il telefono in mano può trasformare qualsiasi scorcio cittadino in materia di dibattito pubblico. Strade sporche, marciapiedi dissestati, erbacce abbandonate, servizi promessi e mai arrivati: tutto viene immortalato, condiviso, discusso. Nei social i cittadini liberi non fanno sconti; ogni buca diventa virale, ogni promessa non mantenuta si trasforma in un post caustico, in un video pungente, in una fotografia destinata a non essere dimenticata.

Questa rivoluzione del controllo dal basso mette a nudo l’inadeguatezza di molti politici, che si trovano a recitare senza copione, sotto l’occhio sempre vigile di una telecamera collettiva. La fiducia evapora, il consenso si sgretola con un click e il tentativo di rimediare, spesso, accentua la percezione d’incapacità. La rete, infatti, non dimentica: ogni testimonianza di mala amministrazione resta lì, pronta a riaffiorare al prossimo errore.

Ma se la reazione più matura sarebbe accogliere la critica come opportunità di crescita, troppo spesso i politici meno preparati rispondono con vigliaccheria, accusando chi denuncia il malgoverno di voler scatenare le folle contro di loro. Invece di assumersi la responsabilità dei propri limiti, cercano di delegittimare la voce dei cittadini, travisando la legittima protesta in attacco personale.

Ed è qui che la lezione di Bertrand Russell acquista tutta la sua attualità e potenza: “Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro.” La democrazia vive e si rafforza proprio grazie a queste voci fuori dal coro, a chi rifiuta il silenzio e sceglie la responsabilità civile, anche quando è scomoda.

Per questo, fotografare, filmare, raccontare ciò che non funziona non è solo un diritto, ma un dovere civico. Il silenzio, ieri come oggi, resta l’alleato più fedele della mala amministrazione. Solo chi è inadeguato teme la critica pubblica; chi ha a cuore la collettività, invece, la ascolta, la accoglie e ne fa strumento di cambiamento.

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