Quando in classe affrontiamo un argomento, raccomando ai miei alunni di andare oltre, di esercitare il loro spirito critico, di non fermarsi a quello che dico e neanche a quello che dice il libro. Di recente, mentre parlavamo di Paolo e Francesca, protagonisti del celeberrimo Quinto Canto dell’Inferno, ho accennato alla versione della storia raccontata da Boccaccio[1], secondo il quale Francesca sposò Gianciotto con l’inganno,  perché le fu indicato Paolo come sposo  che, invece,  era solo il portavoce del fratello  Gianciotto. La cosa strabiliante è che il mio alunno Calderone mi ha chiesto la fonte di quello che stavo affermando…

    Andiamo ai fatticosì come li racconta Boccaccio. Il padre di Francesca era messer Guido da Polenta il vecchio, signore di Ravenna e Cervia, tra i da Polenta e i Malatesta da Rimini vi fu una “lunga guerra e dannosa”. Volendo “comporre una pace”, per renderla più duratura, decisero che la giovane e bella figlia di Guido, Francesca, sposasse Gianciotto Malatesta. Alcuni amici di Guido però conoscevano Gianciotto, per cui dissero a messer Guido:

         “Guardate come voi fate, percioché se voi non prendete modo ad alcuna parte, che in questo parentado egli ve ne potrà seguire scandolo. Voi dovete sapere chi è vostra figliuola, e quanto ell’è d’altiero animo; e, se ella vede Gianciotto, avanti che il matrimonio sia perfetto, né voi né altri potrà mai fare che ella il voglia per marito. E perciò, quando vi paia, a me parrebbe di doverne tener questo modo: che qui non venisse Gianciotto ad isposarla, ma venisseci un de’ frategli, il quale come suo procuratore la sposasse in nome di Gianciotto”.

L’inganno sarebbe stato indurre Francesca a credere che il candidato a sposarla fosse Paolo, che era solo uno specchietto per le allodole, perché in realtà il marito a lei destinato era Gianciotto. Paolo, scattata la trappola, si sarebbe ritirato. Un inganno terribile perpetrato, non dimentichiamo, con la complicità di Paolo e ordito dal padre di lei, al quale importava solo di mantenere al sicuro il suo potere, non preoccupandosi di compiere un’azione spregevole, specie perché Gianciotto era, sempre secondo Boccaccio, “sozzo della persona e sciancato”.

         Continuiamo con Boccaccio, che chiarisce un’altra parte dell’inganno: “Era Paolo bello e piacevole uomo e costumato molto; e, andando con altri gentiluomini per la corte dell’abitazione di messer Guido, fu da una damigella di là entro, che il conoscea, dimostrato da un pertugio d’una finestra a madonna Francesca dicendole:

– Madonna, quegli è colui che dee esser vostro marito.

E così si credea la buona femmina; di che madonna Francesca incontanente in lui pose l’animo e l’amor suo”. La truffa è compiuta, Francesca si vide mettere accanto Gianciotto e non Paolo, che era l’eletto dal suo cuore. Il giovane, dimesso e mesto, Malatesta lasciò il campo al fratello, ma a malincuore… perché nel frattempo si era innamorato della bella cognata. «Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona, che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende». 

    Giocoforza se lasci la paglia vicino al fuoco questa prima o poi si incendierà e così accadde, i due cognati s’innamorarono perdutamente, ma la cosa non sfuggi al gelosissimo Giangiotto! «Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona». L’uomo tradito dal fratello voleva ucciderlo e forse, sempre secondo la versione di Boccaccio, risparmiare Francesca: “[…] Entrato Gianciotto dentro, incontanente s’accorse Paolo esser ritenuto per la falda del corsetto, e con uno stocco in mano correndo là per ucciderlo, e la donna accorgendosene accioché quello non avvenisse, corse oltre presta, e misesi in mezzo tra Paolo e Gianciotto, il quale avea già alzato il braccio con lo stocco in mano, e tutto si gravava sopra il colpo: avvenne quello che egli non avrebbe voluto, cioè che prima passò lo stocco il petto della donna, che egli aggiugnesse a Paolo. Per lo quale accidente turbato Gianciotto, sì come colui che se medesimo amava la donna, ritirato lo stocco da capo ferì Paolo e ucciselo: e così amenduni lasciatigli morti, subitamente si partì e tornossi all’ufficio suo. Furono poi li due amanti con molte lacrime, la mattina seguente, seppelliti e in una medesima sepoltura”.

«Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi a vita ci spense».

        Povera Francesca le avevano fatto credere che il candidato a sposarla fosse Paolo, lei lo aveva eletto nel suo cuore, ma lui si era dimesso dal suo ruolo per dare spazio a Gianciotto…  che brutto inganno tradire la fiducia di chi ti ha scelto!

         Antonio Montanari però sostiene che quella di Paolo e Francesca non è stata una storia d’amore, ma un delitto politico…

 In nome di Leonardo (ovvero sull’impossibilità di fare satira a Casteltermini)


[1] G. Boccaccio, Il comento alla Divina Commedia, lez. XIX e XX

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