Mi capita sempre più spesso di perdere la fiducia in me stesso, di non sentirmi all’altezza, di sentirmi schiacciato. Sarà perché sto passando un periodo lavorativo terribile, perché gli strali della vecchiaia si fanno sentire, perché in fondo siamo tutti un po’ sopravvalutati. Non mi piace scrivere di me e il mio sfogo si ferma qui, però quando non sono al meglio, corro a rifugiarmi nella “saggezza degli antichi”, e in questo mio sentirmi inadeguato per contrappasso mi è venuto in mente un detto castelterminese: Ci finì cuomu lu llorgiu di Cimò. L’episodio che andremo a leggere, forse ci aiuterà a sciogliere il dubbio se è meglio sentirsi esperto in tutto, il web li ha moltiplicati i tuttologi… ma sono sempre esistiti, oppure sentirsi sempre inadeguati.
A proposito del detto Ci finì cuomu lu llorgiu di Cimò Gaetano Di Giovanni racconta:
Don Filippo Cimò fu un galantomu Castelterminese, che visse dal 1766 al 1832; e fu giurato municipale.
Si racconta di lui, che teneva in una stanza della sua abita­zione un oriuolo a suono, il quale, vi fu tempo , in cui gli se­gnava disordinatamente le ore. Ed allora il Cimò, che credeva facilissima cosa il regolarne la macchina, prese l’orologio, ne levò tutte le parti; le pulì accuratamente, e poi con la medesima di­ligenza le mise altra volta insieme; ma, al compimento’del lavoro, vidde che gli sopravvanzava una ruota. — Cospettaccio ! — egli gridò,—ma com’è questo ?! — E tornò a smontare la macchina: ed indi a riunirla, con la precipua cura di mettere a suo luogo la ruota, che gli era rimasta da fuori. Ma quando pareva, che tutto gli andasse ai versi, si accorse che un’altra ruota gli rima­neva esuberante sul tavolotto. E non si fermò per questo ; chè anzi, ostinato, tornò all’opera, e per varie volte; ma sempre in­darno ; perché or a questa or a quell’altra ruota non sapeva giammai trovare il posto; onde dovè alla fine dismettere; e dovè persuadersi della verità del proverbio siciliano:
Cu’ cridi sapiri as­sai , min sapi nenti;
e che quindi conviene :
Lassari fari l’ arti a cu la sapi
Questo curioso fattarello veniva spesso, ed ingenuamente, narrato dal Cimò ai suoi amici; onde fu facile propagarsi nel paese; e venirne dappoi il motto:
Cci finì cuomu lu llorgiu di Cimò (Gli avvenne come all’ orologio di Cimò),
che si dice quando alcuno non riesce in una impresa, che a primo acchito aveva giudicato di facile esecuzione.
(Gaetano Di Giovanni, Origine di alcuni proverbi motti e modi proverbiali castelterminesi, Forni Editore, Bologna.)
Sono convinto che, dopo un numero congruo di tentativi di aggiustare “lu llorgiu” senza riuscirci… è meglio cambiarlo e basta.
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