Mi piace andare a leggere in campagna, seduto sotto un ulivo mi godo il silenzio, il fresco, gli odori, quando concludo un capitolo, quando i miei bulbi diventano stanchi, quando ne sento la necessità, mi incanto a scrutare l’orizzonte. Da una serie di parole stampate su una pagina, da un libro che tengo tra le mani, lo sguardo si muove per  fissare punti lontanissimi, per seguire il caleidoscopio delle nuvole che si inseguono, a volte, se sono fortunato,  mi ritrovo a rincorrere con lo sguardo il volo di qualche solitario uccello. Quasi sempre con la vista si perde anche il pensiero e si allontana da ciò che stavo leggendo, cominciando a volteggiare le riflessioni si inseguono come quelle nuvole, finché solitario un pensiero si staglia nella mia mente e io comincio a rincorrerlo. Sempre più spesso mi capita di pensare che stiamo retrocedendo ad una velocità vertiginosa, come se  una forza sconosciuta ci stesse spingendo verso il buio, siamo presi da una sorta di stordimento che non ci permette di reagire, siamo impotenti o peggio indifferenti al nostro destino. Capisco che il momento è difficile e che tanta gente ragiona in termini di “primum vivere deinde philosophare”, ma se non rimettiamo in moto la nostra curiosità, il desiderio di conoscenza, sarà dura cavarsela.

Ci siamo convinti che il nostro mondo è dentro ad uno schermo, solo perché lo manovriamo da una tastiera o con  un mouse, così rinunciamo a leggere un articolo e ci accontentiamo di leggere solo il titolo, questo fa di noi delle persone informate, rispondiamo a chi non la pensa come noi a suon di post, siamo con tutti amici e solidali quasi con tutti, ci convinciamo che condividendo la foto di un infelice lo mettiamo al riparo da tutti i mali, siamo convinti che condividendo l’immagine di una donna martoriata ma con la scritta “Le donne non si toccano”, abbiamo fermato la violenza sulle donne. Dentro la nostra scatola virtuale tutto va bene e tutto si confonde, i confini dell’ignoranza e del sapere diventano sfumati e allora magari scrivi che odi la verdura e ti ritrovi sommerso di foto che inneggiano alla virtù miracolose dei cavoli, condivise da persone che ne odiano il forte odore ma che fanno i “salutisti virtuali”, tanto quelli dentro la scatola magica non puzzano. Condividi foto di politici messi alla gogna ma l’unica attività politica che svolgi è proprio questa. Il mondo va a rotoli ma io ho salvato il lama tibetano condividendone la foto. Condividiamo una serie di infinita di idiozie, spesso solo per fare dispetto o, nel migliore dei casi, per compiacere qualcuno, siamo così galline che partendo da un moto virtuale, inconsistente cioè, che vive solo perché hai messo in moto la scatola, finiamo per litigare nel mondo reale. Siamo convinti che il nostro “doccia time”, magari non seguito dall’evento reale, ci consenta di non emanare un olezzo sgradevole? E anche se fosse, crediamo realmente che al mondo intero stia a cuore la nostra condizione igienica. Nel mondo della finzione è vero, qualcuno arriverà a mettere “mi piace” altri addirittura giungeranno anche a commentare: mi raccomando, metti il bagnoschiuma nella spugna! I ragazzini non parlano, tutti chinati a smanettare sui i telefonini, non si guardano in faccia, a volte hanno pure gli auricolari. Chissà cosa stanno facendo, quei solerti ragazzi magari stanno salvando i poveri indios brasiliani, massacrati perché nelle loro terre si deve costruire una enorme diga, oppure erano lì concentrati a fermare lo sfruttamento minorile, che apatico che sono, non mi rendo conto di quanti problemi affliggono il mondo e io me ne sto lì a giudicare, non metto neanche mi piace sulla foto del vecchietto che prende il cibo dal cassonetto, per colpa mia quel povero vecchietto morirà di fame.

E mentre con un clic salviamo l’ultimo Dingo albino dell’Australia Meridionale, nel mondo reale le strade franano, il cimitero non ha più posti, l’erba nei marciapiedi cresce e ci sfida in altezza, il cinema non funziona più, il paese è tristemente vuoto… il nero corvo che stavo seguendo e sparito all’orizzonte… posso tornare a leggere, sarà un mondo virtuale anche questo nel quale mi accingo a sprofondare? Non vi so dire… a me Joyce piace anche se non ci ho mai cliccato sopra. Arriva l’odore del sugo che sta preparando mia suocera, tra poco si mangia.

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