Tutto è cominciato con Leonardo Sciascia e la sua Zia d’America, poi per colpa, sarebbe più giusto dire per merito della Prof.ssa Linda Mancuso, abbiamo seguito una deviazione canadese, oggi proviamo a rientrare. Cominciando da Sciascia e dalle sue parole in siculish in ordine di nota: 

Ciunga  – gomma da masticare – chewing-gum

Chendi – caramella – candy

Giuda – jew – ebreo

Scioppa – shop – bottega

Cabbài – good bye – addio

Orràit – all right – benissimo

Boifrendo –  boy-friend – fidanzato

Lofio – loafer – lazzarone

Aiscule – high-school – scuola superiore

Giobba – job – lavoro

Farma – farm – fattoria

Carro – car – automobile

Aisebòcchese – icebox – frigorifero

Uasetoppe – washtub – lavatrice

Smarto – smart – furbo

Sciaràp – shut up – zitto!

Scecchenze – shake hands – stretta di mano

Le Tombe – the Tombs – il carcere di New York

Sichinienza –  second-hands – seconda mano

La prima parola: Ciunga, me l’aveva già suggerita il mio amico Giacomo, le altre si aggiungono a quelle che già mi aveva suggerito la prof.ssa Mancuso.

    Ci sarebbe da complicare ulteriormente le cose se cercassimo di stanare quelle parole che, nel siculish, si mimetizzano tra le parole inglesi, per via della comune radice normanna. La storia della Sicilia normanna ha origine con la conquista normanna dell’Isola, iniziata nel 1061 con lo sbarco a Messina al tempo in cui essa era dominata da potentati e governatori musulmani, e si conclude con la morte dell’ultima esponente della famiglia degli Altavilla di Sicilia, Costanza, nel 1198. Nel 1130 la dominazione normanna instaurerà un regno nell’Isola con Ruggero II: la corona verrà poi cinta da Guglielmo I, Guglielmo II e infine da Tancredi, scelto dai Normanni) in opposizione ai diritti di Enrico VI di Svevia. La morte di Guglielmo II lascerà però campo ad Enrico e alla moglie Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II. Nel 1194 la corona andò ad Enrico (vedi Storia della Sicilia sveva) e, dopo la sua morte, al figlio Federico II, re di Sicilia nel 1198 a soli quattro anni. Circa 150 anni di storia, 150 anni di commistione di parole. Per questo molti immigrati di seconda generazione confondono sovente il siciliano attuale con parole siculish. Questo accade specialmente con parole che hanno con l’inglese una derivazione linguistica comune, ossia quella del normanno.

trubbulu e trouble (problema)

damaggiu e damage (danno)

raggia e rage (rabbia)

truppicari e to trip (inciampare).

    I siciliani del continente americano difendono strenuamente i valori della loro cultura. Nelle comunità siciliane in America non manca mai il cibo italiano, il vino e l’olio, le  feste annuali, statue di santi che riproducono alla perfezione quelle dei paesi di origine. Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti, in alcuni casi lo sono di più. Mi scrive Nino, un mio nuovo amico siculo-americano, conosciuto commentando il secondo articolo sul siculish: «Mi è piaciuto tanto quel volantino che hai messo, quello in tre lingue. Mi piace chiarirti una cosa. Guarda la prima parola ogliu (in realtà ogghiu nel volantino NdA), in America oil significa tante cose gas oil, diesel oil, diesel fuel, nafta.  L’Ogliu è il nostro olio, quello che ci arriva dalla Sicilia e nessuno si può sbagliare».

In onore di Nino lo rimetto il volantino giallo.


Siculish puntata 1: …ma che lingua parli? Il siculish!

Siculish puntata 2: Il siculish e il Canada della famiglia Mancuso

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