Racconta il Cav. Francesco Lo Bue che gli abitanti della parte più alta di Casteltermini, quella che oggi chiamiamo comunemente ‘U Cummentu, già nel 1629, anno di fondazione, per fare un omaggio al fondatore, costruirono una chiesetta che dedicarono a San Vincenzo.

Fu costruita nella parte più alta perché potesse essere vista da ogni luogo e affinché da quella posizione il Santo potesse vigilare meglio sui suoi protetti.

Ci racconta ancora Francesco Lo Bue:

“La gente dopo qualche tempo cominciò a chiamare quella chiesetta «la Chisidda di lu Cravaniu», perché dallo stesso anno in cui fu costruita, e cioè dal 1629, fino al 1640, su quelle rocce si svolse ogni anno, per il Venerdì Santo, la crocifissione di Gesù’. […] Nella chiesetta, che non è certamente più quella che venne costruita inizialmente, vi si conserva da tempo, una statua di formato ridotto (m. 1,25) raffigurante San Vincenzo Ferreri”.

Nel muro laterale della piccola chiesa si trova una lapide in marmo bianco, con incisa la seguente scritta: “Per voto e largizione delle sorelle Giuseppina e Vincenzina Severino nel primo anno del secolo XX questo Tempio fu eretto”.

Immagine di Francesco Mondello

Persone ancora viventi nel 1985, quando fu pubblicato “Uomini e fatti di Casteltermini”, abitanti nel quartiere, sostengono che al posto di questo «tempio» esistette una antica edicola, che dopo circa 270 anni, e cioè nel 1901, dovette essere ricostruita interamente. Ed è ciò che fecero le benemerite signorine Severino, che anziché riparare quella preesistente, preferirono costruirla tutta nuova.

Si racconta, lo fa mirabilmente Nicola Palmeri nel suo “Le Ali di San Vincenzo”, che una volta, in un periodo imprecisato, finita la festa, nel ricollocare la statua di San Vincenzo nella Chiesa Madre, chi di dovere dimenticò di “smontare” le ali al Santo. A San Vincenzo non sembrò vero che gli fosse stata concessa la libertà di volare e, con lo scopo di meglio svolgere il suo compito di Santo Protettore, se ne tornò sull’altura dove è collocata la chiesetta di San Vincenzo. Il giorno dopo gli sbigottiti abitanti del paese appresero, prima della sparizione e poi del ritrovamento a ‘U Cravaniu della statua di San Vincenzo.

La storia, se vera, fu probabilmente opera di allegri buontemponi. Da quel momento però tutti i membri dei comitati che si sono succeduti si sono sempre assicurati che, alla fine dei festeggiamenti, le ali fossero state tolte e deposte in luogo sicuro.

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