Casteltermini: il Miracolo di San Vincenzo – intervista a Maurizio Giambrone

Qualche anno fa, verso la metà degli anni ’80, accadde a Casteltermini un fatto prodigioso. Un ragazzino, mentre giocava a nascondino con i suoi amici, imprudentemente cerco di nascondersi in un punto molto pericoloso, nello sperone di roccia più alto del paese, nella zona detta “di lu Cravaniu”. Improvvisamente perse l’equilibrio, andandosi a schiantare più di dieci metri sotto, sopra una tettoia che con gli anni si era ricoperta di massi. Miracolosamente rimase incolume.

 

Quel bambino, Maurizio Giambrone, oggi è un uomo, il padre di due splendide bambine, e poiché si dice che questo miracolo sia avvenuto grazie all’intercessione di San Vincenzo, come ultima parte di questo mio speciale dedicato a San Vincenzo Patrono di Casteltermini l’ho voluto intervistare.

 

Cosa ci facevi nel cosiddetto “Cravaniu”?

Era una normale giornata dei bambini di quei tempi e io stavo giocando a nascondino con i miei amici. Più precisamente stavo giocando a “Puma Libera Tutti”, avevo l’abitudine di nascondermi in un posto che dominava un luogo a picco, era una pietra che aveva dei buchi praticati dall’uomo proprio per utilizzarla come una scala. Io mi nascondevo lì e resistevo “appeso” per tantissimo tempo, finché tutti gli altri non fossero stati scoperti nei loro nascondigli, poi io uscivo da lì e “liberavo” tutti. Il gioco prevedeva che l’avversario non ti vedesse, quindi nascondendomi in quel punto inavvicinabile non potevo essere visto.

Il giorno dell’accaduto ero andato a nascondermi come sempre, nel frattempo però in uno dei buchi che utilizzavo come appoggio e dove ero solito mettere i piedi, era cresciuta una piantina di capperi. Quella piantina di capperi mi impediva la possibilità di mettere il piede comodamente. Probabilmente credendo di aver messo il piede nel giusto modo in realtà lo misi male. Questa manovra mi fece perdere l’equilibrio e caddi da più di 10 metri d’altezza.

Durante il volo urlai, perché avevo coscienza di stare per morire, ma poco prima della fine del volo ebbi una strana sensazione, ebbi cioè la sensazione che qualcuno mi stesse sostenendo, tenendomi come se io fossi un bambino piccolo tra le sue braccia. Non so dire cosa è accaduto con precisione… sta di fatto che nonostante l’impatto sopra una tettoia e in particolare l’impatto della mia nuca contro un grande masso,  non mi feci niente.

 

Mi fermai un attimo a riflettere, ero chiaramente incredulo, poi a poco a poco cominciai a controllare cosa mi fossi fatto. È chiaro che cercavo se avevo addosso delle tracce di sangue ma non ne avevo, cercavo di capire se avessi qualche osso rotto ma non ce n’erano. A quel punto la maggior difficoltà stava nell’essere ancora sospeso sopra questa tettoia a 3 metri da terra.

Chiamai un mio amico, che nel frattempo mi cercava, per dirgli di chiamare aiuto, di avvertire mio padre. Ahimè, il mio amico era balbuziente, quindi quando arrivò a casa mia riuscì a dire solo poche parole: Maurizio è caduto. Poi non è riuscito a dire altro. Nel frattempo era tornato il mio fratello maggiore, il quale, scavalcati la recinzione e il muro di cinta, mi ha aiutato a scendere dalla tettoia. Poi, aprendo dall’interno il posto dove teneva le capre un certo zio Paolino, riuscimmo ad uscire.

Ad attendermi c’era una folla di circa 60 persone che si era raccolta per vedere cosa fosse accaduto. La gente mi toccava come se fossi una reliquia, perché ero miracolosamente incolume. Tutti cominciarono a invocare San Vincenzo, alcuni recitavano il rosario di San Vincenzo in dialetto, insomma le persone gridarono subito al miracolo avvenuto per intercessione di San Vincenzo.

 

Come questo episodio ha cambiato la tua vita?

Quando è accaduto questo episodio avevo circa 10 anni…

In un primo tempo la mia vita non è cambiata molto, anzi se proprio devo dire la verità ero un bambino e il vedermi additato come il bambino miracolato dalle persone, e questa cosa si protrasse per quasi un anno, mi dava un certo fastidio. Mi sentivo osservato in qualsiasi posto io andassi.

A circa 17 anni però cominciai a sentire sempre più forte la chiamata del Signore. Quasi ne cominciai a udire le parole e il timbro della voce, proprio come accadde a San Vincenzo. Io dei miracoli di San Vincenzo all’epoca dell’accaduto non ne sapevo niente, ho scoperto solo successivamente che due Miracoli di San Vincenzo erano simili a quello che è accaduto a me.

Io ho continuato in questa mia chiamata e ho seguito il Signore. Ci sono stati dei momenti difficili per esempio quando il Signore mi indicava di andare a fare volontariato nelle carceri… io a questa cosa quasi avrei voluto sfuggire. Però la richiesta del Signore era veramente forte e io l’accettai. Così come successivamente il Signore mi ha spinto a fare volontariato a favore dei bambini bisognosi.

Cominciai così anche a testimoniare questo miracolo, allo stesso modo di Vincenzo che ha testimoniato con la sua vita il suo amore per Cristo. Io, dai diciassette anni in poi, mi sono sentito chiamato a testimoniare questo miracolo. Chiaramente sono cosciente del fatto che il miracolo è fatto da Dio e che i santi sono solo gli intercessori. Nel mio caso il miracolo lo fa Dio per intercessione di San Vincenzo. Mi sono sentito chiamato da Dio a testimoniare questo evento straordinario.

Subito dopo questa chiacchierata ci siamo recati sul luogo dell’accaduto, ho cercato di riportare con delle immagini l’altezza dalla quale è caduto Maurizio, il punto dove è andato ad impattare sembra molto di più alto di 10 m., sembrerebbe quasi di 15 metri.

 

La cosa che colpisce di più di questa storia è la semplicità con la quale Maurizio racconta l’accaduto, una naturalezza che mette i brividi. Anch’io ho provato a salire per vedere meglio la roccia, ma ahimè soffrendo di vertigini sono subito dovuto ridiscendere, ma vi assicuro che il salto crea una forte impressione.

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