I ponti si piegano, le strade franano, l’asfalto si spacca… sembrerebbe una maledizione biblica e invece è solo la realtà delle strade siciliane…

La situazione della viabilità in Sicilia è davvero ai limiti del collasso, niente è normale: le strade si spaccano, ponti si inchinano, il cemento è depotenziato. Ai Governi del Nord di Berlusconi e Monti, sono seguiti i Governi del Nord di Letta e di Renzi. Per noi nulla è cambiato, anzi… ai proclami di Renzi, amplificati in pompa magna dai media, seguono sempre azioni silenziose e subdole. “Il sud non è spacciato” diceva Renzi nei giorni scorsi (parole); “L’Eni è pronta a lasciare la Sicilia, dismettendo gli stabilimenti nelle aree industriali di Gela e Priolo” (fatti). Per non parlare di quello che questo Governo sta facendo alla scuola, lasciamo perdere.Che fare? Come prima cosa la Sicilia, scoperta della acqua calda, ha bisogno di infrastrutture e, ahimè, di un controllo serio e serrato su quelle esistenti. Le nostre infrastrutture sono inadeguate e costituiscono pericolo costante per la vita delle persone, è emblematico il fatto che i ponti cedono improvvisamente e che noi assistiamo impotenti, anzi depotenziati, a tutto questo.  Quello accaduto del Viadotto Petrulla è l’ultimo di una lunga serie: già nel 2009 un viadotto nei pressi di Butera, sempre lungo la statale 626 era crollato, così come il 2 Febbraio 2013 a cedere era stato un tratto di manto stradale del Viadotto Verdura sulla Strada Statale 115.Il rilancio della Sicilia deve partire dalle infrastrutture, il  gap siciliano nei confronti dell’Italia è grave e ogni anno aumenta sempre di più. Dobbiamo obbligare i Governi ad ascoltarci e a intervenire investendo per colmare le differenze. Gli investimenti porterebbero inoltre lavoro e dignità alla nostra terra. Magari evitando di affidare la loro costruzione agli stessi che hanno realizzato i ponti di chewing gum, troviamo una formula che al posto del cemento depotenzi gli imbroglioni. La Sicilia, se deve ripartire, la devono fare ripartire i Siciliani.Quella Siciliana sembra una comunità che aspetta giorni migliori, stiamo consumando le nostre vite attendendo giorni migliori, senza agire è chiaro, ci godiamo il tepore della nostra terra, è meglio non avere desideri, è meglio non tentare di migliorare e se peggioriamo non è colpa nostra, se a poco a poco ci ritroviamo senza ponti, senza treni, senza strade degne di questo nome non è colpa nostra, noi non abbiamo fatto niente! Da buoni Siciliani non vediamo niente, non vediamo il pericolo che corriamo ogni volta che ci mettiamo in strada, non vediamo le vie dei nostri paesini sempre più vuote.
Ogni volta che sento notizie come quelle di Licata non posso non pensare agli ignavi, a quelle anime descritte da Dante nel terzo Canto dell’Inferno, a coloro cioè che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte. Sono costretti a girare nudi per l’eternità inseguendo una insegna, punti e feriti da vespe e mosconi. Il loro sangue, mescolato alle loro lacrime, viene succhiato da fastidiosi vermi. Mentre guardavo le immagini Viadotto Petrulla mi è sorta questa amara riflessione: il nostro inferno è già iniziato, siamo stati condannati a vivere in un deserto. Le nostre strade portano più ad un destino che a una destinazione. Se in un tempo ragionevole non si riesce portare l’attenzione del Governo Nazionale sulla condizione delle nostre strade… allora è meglio che le nostre strade si dividano!

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