Il Castelterminese non sa narrare, non sa descrivere le persone, il Castelterminese non ha una via di mezzo: o ti sparla o ti compiange. O ti chiama “ddu bastardu” o ti dice “ddu smischinu”! Siamo un’accolita di rancorosi sguinzagliata sui social, pronti a dircele di santa ragione, abbagliati dai post non vediamo più il mondo che ci circonda. Non vediamo un paese che sembra Dresda dopo il bombardamento, non sentiamo il rumore che ci sovrasta tutto il giorno, non percepiamo il puzzo di smog ed immondizia, il nostro interesse primario è scontrarci sui social, passare le nostre giornate a odiarci. Dapprima ci odiamo cordialmente, poi ci odiamo e basta.

         In questi tempi mi ha arrovellato il cervello una domanda: cosa avrebbe scritto sui social Leonardo Vitellaro? Cosa avrebbe scritto su Facebook un poeta nato nel febbraio del 1881? Leonardo Vitellaro è stato  un poeta castelterminese di altissima genia, i suoi versi contengono qualche notizia biografica, i suoi burrascosi rapporti con il fascismo, la sua nostalgia per il paradiso perduto, la fragile forza del suo animo inquieto, dai suoi versi emerge soprattutto, il suo spirito satirico. Sagace e caustico al limite dell’offesa, spesso metteva nome e cognome della persona alla quale indirizzava i suoi strali poetici, oggi non potrebbe farlo. Oggi sui social verrebbe linciato.

         L’irruzione dei social nella vita castelterminese ha accentuato pericolosamente la propensione all’offesa, al riconoscersi nelle parole di versi che possibilmente arrivano da un altro secolo… ma se la satira non fa arrabbiare che senso ha? E se non punge, non fa ridere! Dall’800 a Facebook, dal “Re Bomba” a “Charlie Hebdo”, la storia dell’umorismo 
è alimentata dalla satira al vetriolo, che in fondo è poca roba rispetto alla cattiveria che dilaga sui social, è lì che si manifesta l’odio delle persone “normali”.

         Bisognerebbe tenere conto che fare satira a Casteltermini è quasi impossibile. Nel nostro paese spesso la realtà supera ogni fantasia satirica. La realtà è più comica, paradossale e complessa di qualsiasi invenzione.

         Immaginate un paesino con 3 candidati a sindaco e 36 a consigliere comunale, praticamente più di un candidato in ogni famiglia, pensate alle schermaglie sui social, che raggiungono e superano il limite dell’offesa personale, diteci se vale la pena farsi coinvolgere in questo infernale agone, se vale la pena incontrare tuo cugino o un amico, che salutavi cordialmente, ed essere costretto a girarti dall’altra parte. E poi dopo le elezioni, cosa assurda, inventiamoci che ci siano stati un ricorso e un controricorso con due sentenze diametralmente opposte: una volta ha ragione l’uno, una volta l’altro. Si arriva addirittura alla sostituzione di un sindaco con il secondo qualificato, sulla legittimità di tutto questo glisso per manifesta incapacità a capire. Naturalmente in questa sede non c’è interesse ad individuare un responsabile, ammesso che ve ne sia uno solo. Mi interessa il fatto simpaticamente aberrante di avere avuto due sindaci in pochissimo tempo e tutto ad un tratto non averne neanche uno, “a chi assà a chi nenti!”. Giovannino Guareschi ne avrebbe tratto fuori un altro capolavoro sul modello di don Camillo e Peppone. 

Chiaramente ognuno dei due sostiene di avere ragione, mi sembra giusto. Del fatto che il paese, grazie a questo vuoto di potere peggiori sempre più le sue condizioni non interessa niente a nessuno. Siamo troppo presi dal capire chi dei due duellanti ha ragione e chi ha torto tra il sindaco uno o il sindaco due, senza tenere conto che qualcuno in cuor suo sperava che avesse ragione il sindaco tre! Arriva una lunga serie di commissari, qualcuno, chiamato all’ordinaria amministrazione, organizza “istituzionali” gite fuori porta e forse dentro i partiti. Arriva la sentenza 3, tutti a casa si vota! Ecco che Casteltermini tira fuori il suo miglior spirito satirico, 3 anni di limbo ed ecco che candidiamo 3 su 3 dei protagonisti della tornata precedente. Comico no?  Anche i due protagonisti che hanno dato vita alla querelle nei vari gradi di giudizio. Come diceva il nostro Emmanuele D’Urso in una sua brillante commedia: Sindaco si è perso tempo!

Chi dei due aveva torto? Non ci interessa più, questa vicenda però dimostra che è molto difficile fare satira a Casteltermini perché la realtà supera sempre la fantasia.

Albert Einstein però diceva: “Non possiamo pretendere di risolvere i problemi pensando allo stesso modo di quando li abbiamo creati.”

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