Le leggende – Ci sono varie leggende legate a S. Lucia,  la più accreditata la vuole orfana di padre ed appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, impoveritasi perché la madre, Eutichia, a causa di una malattia che la tormentava da anni, aveva speso grandi somme di denaro per curarsi, con risultati però deludenti. La situazione era disperata e l’unica possibilità di guarigione era affidata ad un miracolo, per questo la giovane Lucia e la madre si recavano spesso al sepolcro di Sant’Agata per pregare.

Narra ancora la leggenda che durante la preghiera Lucia si addormentò e fece un sogno nel quale S. Agata le domandò: perché, Lucia, mi chiedi un miracolo che tu sei in grado di fare da sola? S. Agata  faceva riferimento alla grande fede e alla santità della giovane fanciulla, che nello stesso sogno ebbe preannunciato che sarebbe  diventata la Patrona della città di Siracusa.

Il sogno non fu senza conseguenze e tornate in città la madre di Lucia guarì, Lucia, turbata da quanto era accaduto, decise di consacrare la sua vita esclusivamente a Cristo. La giovane era però promessa sposa di un uomo pagano, questi insospettito e preoccupato nel vederla vendere quel poco che le rimaneva per fare delle opere di carità e avendo capito che Lucia non aveva più intenzione di sposarlo, la denunciò come cristiana.

La persecuzione – Era in atto la cosiddetta “Persecuzione di Diocleziano” (o Grande Persecuzione), fu l’ultima e la più grave persecuzione nei confronti dei cristiani nell’impero romano. Nel 303 d.C., gli imperatori Diocleziano, Massimiano, Galerio e Costanzo Cloro emisero una serie di editti volti a revocare i diritti legali dei cristiani e ad esigere che si adeguassero alle pratiche religiose tradizionali romane. Lucia processata dinnanzi l’Arconte Pascasio, non nascose di essere cristiana e dichiarò di non temere di esser esposta tra le prostitute, poiché, secondo la Santa: “Il corpo si contamina solo se l’anima acconsente”. Si narra che ad un certo punto il proconsole ordinò che la donna fosse costretta con la forza ad essere esposta tra le prostitute, ma ella diventò così pesante, che decine di uomini non riuscirono a spostarla. L’Arconte inoltre sottopose Lucia a tormenti, ma niente riuscì a far vacillare la sua fede. La giovane Santa ne uscì illesa, fino a quando venne fatta inginocchiare e decapitata.

Altre tradizioni – Assieme alla tradizione appena narrata ne convivono altre, più o meno accreditate,  ve ne è una nella quale si narra che Lucia si fosse strappata da sola gli occhi prima dell’esecuzione, ritenuta priva di fondamento perché assente nelle tante narrazioni e tradizioni più accreditate. ma che a Casteltermini va per la maggiore. Un’altra ancor più strana leggenda narra che la giovane Lucia abbia fatto innamorare un ragazzo che, abbagliato dalla bellezza dei suoi occhi, glieli abbia chiesti in regalo, il fondamento logico di questa è difficile da comprendere. Lucia acconsente al regalo, ma gli occhi miracolosamente le ricrescono e ancora più belli di prima. Il ragazzo chiede in regalo anche questi, ma la giovane rifiuta, così viene da lui uccisa con un coltello nel cuore.

L’immagine di Lucia con gli occhi sulla coppa o sul piatto è da collegarsi solo alla devozione popolare che invoca la santa come protettrice della vista (Lucia, dal latino lux – lucis = luce).

La  “cuccia” – Un’altra particolare storia narra che nel xv° secolo una terribile carestia si abbatté su tutta la Sicilia e in particolare su Siracusa affliggendone gravemente gli abitanti. La popolazione della città di Siracusa era allo stremo delle forze, la carestia mieteva vittime e gli abitanti invocavano a gran voce il miracolo della loro Protettrice. Il miracolo avvenne: la mattina del 13 dicembre giunsero finalmente in porto delle navi che scaricarono un enorme carico di grano, la fame e la debolezza non consentivano di aspettare la macinazione e la cottura del grano, allora si provvide a bollirlo e distribuirlo caldo alla popolazione. Da allora la tradizione vuole che nel giorno di Santa Lucia si consu­mi soltanto grano cotto: la tradizionale “Cuccia”. L’atto si è poi trasformato nel precetto di non consumare, in quel particolare giorno, prodotti derivati del grano che abbiano una produzione particolarmente complicata, pane, pasta, biscotti… tutto questo si suole riassumere nella locuzione: “guardarla a S. Lucia”, cioè rispettare i precetti appena enunciati. A Casteltermini, ma un po’ in tutta la Sicilia, il giorno che dovrebbe essere di astinenza dal pane e dalla pasta diventa il pretesto per consumare “arancini” in quantità,  anche se oggi vengono proposte nei più svariati modi, la classica arancina è quella con la carne.

Da cosa derivi il nome “cuccia” è cosa poco chiara, tra le ipotesi più accreditate si legge, che questo giorno per Santa Lucia “si cuccìa” terza persona singolare del verbo “cucciàri”  che significa piluccare, derivato da “cuocci” i granelli, oppure il nome cuccia si fa risale al gre­co kykeó, miscela o bevanda a base di farina cui si aggiungevano formaggio, miele o vino,  i gra­nelli cotti sono detti anche cuoca: briciole.

La cuccia deve essere rigorosamente condivisa, ecco che chi la prepara, la mattina del 13 dicembre, prima di colazione, fa il canonico giro del vicinato per distribuire la cuccia e per far sì che i vicini possano iniziare la giornata con una bella colazione a base della pietanza cara a Santa Lucia e non cadere in tentazione addentando frettolosamente una merendina già confezionata.

seguici anche su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.