La parola è davvero birichina? Forse no… a me però piace immaginarla così.

Diamo la parola al dizionario Treccani:

titillare v. tr. [dal lat. titillare, voce espressiva, forse connessa col lat. pop. *titta «capezzolo» (v. tetta)]. – Solleticare, vellicare leggermente; poco usato in senso proprio, è più frequente con il sign. fig. di lusingare, eccitare, per lo più in tono scherz.: t. l’ambizionela vanitàl’amor proprio di qualcuno.

Se non sorella, titillare è parente stretta del siciliano tiddicari, che a sua volta etimologicamente discente da titiddu, dal greco titthòs, capezzolo.

Il verbo titillare quindi mantiene un fondo malizioso e sensuale, più di nipplegasm (che vi andrete a cercare da soli!) eppure…

…la sua origine è casta, si riferisce infatti al gesto che fa la madre, nel tentativo di convincere il bambino a poppare, di sfregare il capezzolo sulle labbra del lattante.

Titillare oggi prende sempre più spesso il significato di stimolo e lusinga.

Una vista così bella che titilla la pupilla.

L’incarico immeritato titillava la sua vanagloria.

Immaginare finalmente un’idea di futuro, smettendo di titillare le pulsioni del presente.

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