Tutto questo tempo a parlare di libri, tutta la vita praticamente… ma non ho mai scritto nulla su come è fatto un libro!

         Per prima cosa un excursus storico velocissimo e senza grandi pretese. Possiamo dire che il precursore del libro fu la pergamena[1]; gli scrittori occidentali infatti utilizzavano questo supporto per i loro testi più lunghi ed è proprio dall’arrotolamento di queste pergamene che deriva la parola “volume” «cosa avvolta, rotolo (di pergamena o di papiro)», dal latino volvĕre «volgere».

         La necessità di “rilegare” più pergamene non c’era ancora, poiché i testi greci e latini non superavano quasi mai le 30 pergamene ed erano facilmente gestibili. Fu con l’avvento del Cristianesimo che è cominciata a sorgere la necessità di qualcosa di più simile all’attuale libro, sebbene già nel I sec. a.C. i romani cucivano delle tavole di legno insieme e che chiamano Codici.

         Tuttavia furono i primi cristiani indigeni dell’Egitto a portare la prima innovazione sco­prendo che, piegando fogli di pergamena o papiro a metà e cucendoli attraverso la pie­ga, era possibile produrre un libro sul quale poteva essere scritto in entrambi i lati. I libri avevano spesso due tavole in legno che li racchiude­vano, molto simili nella funzione ai “piatti” anteriori e posteriori dei libri moderni. Di fatto la forma del codice permise un significativo miglioramento facilitando la consultazione, il trasporto, la produzione libraria e favorendo l’abbassamento dei costi.

         Nel medioevo i libri venivano scritti e trascritti a mano dagli amanuensi che, nella maggior parte dei casi, erano monaci o religiosi. I luoghi adibiti alla trascrizione dei codici erano gli scriptoria. Lo scriptorium era una grande sala illuminata da numerose finestre. I monaci lavoravano il più possibile vicino a queste per avere luce a disposizione. È in questo periodo che la legatoria diventa un’arte sempre più necessaria e raffinata. I metodi manifatturieri medievali risultavano molto costosi e con la stampa per largo consumo, sono rimasti solamente in alcune culture più tradizionali o in edizioni di pregio.

         Con la diffusione in Europa della carta proveniente dall’Asia e l’invenzione della stampa a caratteri mobili, la diffusione, grazie anche alla grande riduzione dei costi, dei libri  ricevette una forte impennata. L’arte della legatoria si avvale da allora della flessibilità dei nuovi mezzi,  realizzando prodotti più uniformi, ma arricchendosi di formati pagina sempre più vari e adatti al contenuto e alle tasche degli acquirenti.

         Sarà con la crescente richiesta di libri, conseguenza della crescente alfabetizzazione che si ebbe con la diffusione della stampa, che si modificarono le abitudini dei legatori che si trovarono a dover massimizzare la quantità di prodotto finito sacrificando sempre di più l’aspetto artistico del loro lavoro. Insomma i libri hanno lasciato il mondo dell’artigianato per accedere a quello industriale.

    L’arte della legatoria ha assunto oggi una dimensione di nicchia, ma non è sparita del tutto. Entrando in una libreria commerciale, raramente ci capiterà di incorrere in libri di pregevole fattura, li dobbiamo cercare e pagare, poiché non si tratterà di edizioni economiche.

         Oppure…

    Dorso – Il “dorso” o “costa” o “costola” del libro è la parte della rilegatura che copre le pieghe dei fascicoli, cuciti o incollati. È la parte visibile quando il volume è riposto in libreria di taglio e che riporta generalmente titolo, autore ed editore.

    Coperta o copertina – La coperta del libro moderno è costituita dai cartoni rigidi e dal dorso per le rilegature rigide oppure dal cartoncino meno spesso che avvolge e tiene incollato il blocco dei fogli della brossura. Nei primi libri, la sua funzione era prettamente pratica, nel proteggere il manoscritto e renderlo facilmente consultabile. Nel libro moderno ha acquisito una finalità promozionale rilevante, diventando di fatto il primo biglietto da visita verso il lettore, volta a catturare la sua attenzione e poi il suo acquisto.

    Piatto – Il “piatto” è uno dei due cartoni rigidi che costituiscono la copertina del cartonato. Si distinguono:

  • Piatto superiore o Prima di copertina o semplicemente Copertina essendo dal punto di vista grafico la parte più in vista del libro
  • Piatto inferiore o Quarte di copertina o meglio conosciuta come Quarta per il ruolo promozionale che ha assunto in epoca odierna.

    Cuffia – Parte della rilegatura alle estremità del dorso, la quale, non avendo lo spessore dei piatti cartonati e non essendo fissata al fascicolo dei fogli, è sostenuta dal capitello della rilegatura su cui si appoggia leggermente, come una cuffia appunto. Si hanno due cuffie: quella di testa e quella di piede del libro.

    Capitello – Rinforzo cucito alle due estremità del dorso, con fili di cucitura di diverso colore alternati (l’effetto zebrato che si vede nell’immagine). In molte edizioni odierne, sono presenti dei finti capitelli incollati, per simulare una legatura a filo ove c’è una legatura incollata.

    Cerniera – Congiunzione tra piatto e dorso nella legatura cartonata. In quel punto è la tela (o la carta) che tiene saldo il piatto al dorso ed è dove si fa forza per aprire completamente il libro.

    Angoli – Estremità esterne dei piatti, dall’altra parte del dorso.
Assente nella brossura, ma anche nei cartonati odierni. Solo in alcune edizioni pregiate, l’angolo veniva protetto da un’applicazione in materiale pregiato, dalla pelle all’argento.

Fonti:

Webnauta.it

tsd.altervista.org

treccani.it

Bled semestrale di informazione

[1] pergamèna s. f. [dal lat. pergamena, femm. sostantivato (sottint. charta «carta») dell’agg. Pergamenus «di Pergamo» (v. pergameno), per il fatto che i metodi di fabbricazione di questo materiale ebbero un particolare sviluppo sotto gli Attalidi, re di Pergamo (3° e 2° sec. a. C.)]. – 1. Pelle di agnello (ma anche di pecora, capra, vitello, ecc.) che, dopo accurato lavaggio e dopo essere stata liberata dal pelo, viene resa morbida mediante immersione in una soluzione di acqua e calce, quindi scarnata e infine sbiancata con ammoniaca e acqua ossigenata: mantenuta tesa su un telaio, viene fatta essiccare e inoltre, nel caso di pelli di agnello e di agnellone, rifinita sia dalla parte interna (carne) con la scarnitura, sia dalla parte esterna (fiore) con la raschiatura, eseguite con appositi strumenti; in quanto pelle non conciata, a differenza del cuoio, presenta la rigidità e la consistenza della carta grazie all’allineamento delle fibre di collagene in strati, dovuto al processo di essiccatura sotto tensione.

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